BRUNETTA: DOPPIO STALLO GEOPOLITICO, MA IL GIOCO È NELLE MANI DELL'EUROPA

28 agosto 2026

Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"

"Quando la narrazione globale si fa complessa serve una «compressione semantica», un filtraggio che restituisca l'essenza della narrazione e quindi dei fatti. In questa seconda parte di agosto gli elementi sono due. Da un lato lo stallo ormai infinito della guerra fra Russia e Ucraina, fatto di avanzamenti e arretramenti raccontati di volta in volta come vittorie dell'una o dell'altra parte, mentre il dato reale è l'assoluta incapacità dei contendenti di prevalere. E uno stallo, per un Paese invaso come l’Ucraina, è già di per sé una vittoria. Dall'altro lato il Golfo Persico, con lo sminamento di Hormuz che gli Stati Uniti dichiarano compiuto affidandosi a una autocertificazione della quale abbiamo già conosciuto l'effetto puramente propagandistico".


"La risposta più forte arrivata nelle ultime settimane è la road map chiara e puntuale dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, insieme ai Balcani occidentali e agli altri Paesi in lista d'attesa. La presenza dei volenterosi a Kiev per il trentacinquesimo anniversario dell'indipendenza ha un valore programmatico. Mi torna in mente la scelta di Romano Prodi fra il 2004 e il 2005, quando fece entrare dieci Paesi nonostante la dottrina corrente volesse il widening e il deepening procedere di pari passo, l'allargamento e l'approfondimento degli strumenti di governance. Prodi scelse il widening prima del deepening perché il contesto economico, politico e geostrategico lo richiedeva, e oggi siamo in un momento del tutto simile. Un'Europa non più a ventisette ma a trentatré, trentaquattro, trentacinque è l'unica vera garanzia di contrasto alla volontà disgregatrice della Russia".


"Lo stesso ragionamento vale a sud. Se l'Europa entrerà nel processo di riapertura controllata e garantita di Hormuz, e gli sminatori europei nell'area già ci sono, quel venti per cento di flussi, o anche una sola parte, tornerebbe sul mercato con effetti immediati sui prezzi del petrolio, dei fertilizzanti e delle materie prime che pesano soprattutto sul sud del mondo e sull'Africa. Gli Stati Uniti sono sostanzialmente bloccati dal percorso elettorale di metà mandato, che impone anche a Trump comportamenti di deterrenza controllata (l’economic D-Day). L'Europa invece ha in mano il gioco su entrambi i fronti, con una strategia di medio periodo che tiene insieme allargamento, sicurezza e ricostruzione, e che ne farebbe un partner globale paritario fra Stati Uniti e Cina, superando la sua storica subalternità atlantica del Novecento".


"I valori europei sono esattamente antitetici a quelli perseguiti da Trump in questi anni, perché parlano di cooperazione internazionale, di diritto internazionale e di multilateralismo, che stanno alla base della democrazia stessa. Guardo con favore alla nascita del think tank Rhine Group che ha tra i promotori Mario Draghi, perché servono catalizzatori di pensiero che stimolino l'Unione lungo questa strada. L'Europa si fa nei momenti difficili, e noi stiamo sperimentando giorno dopo giorno il susseguirsi delle crisi. L'Europa può essere il catalizzatore di una nuova grande cooperazione internazionale, quella che Trump ha voluto distruggere preferendo il bilateralismo violento. I risultati, per lui, si stanno vedendo, e li vedremo alle elezioni di metà mandato. Mentre per l’Europa si profila la sua grande occasione: MEGA, Make Europe Great Again".


Così il presidente del CNEL Renato Brunetta a "Rivoluzione in corso" su Radio Radicale.


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