BRUNETTA: STABILITÀ DI GOVERNO È PRECONDIZIONE FONDAMENTALE, MA NON BASTA. SERVE RENDERE IL PAESE PIÙ ATTRATTIVO

11 settembre 2026

Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"

“Con la durata di questo Governo, la più lunga della storia della Repubblica se si considera la singola legislatura, l’Italia ha conquistato un fatto straordinariamente importante: la stabilità, che è la precondizione fondamentale di tutto. Un Paese che non è stabile nelle sue strutture di governo non è affidabile, non ha reputazione, e finisce ai margini del contesto internazionale. Quella inaffidabilità la si paga a carissimo prezzo, in termini di tassi di interesse e di credibilità. Questa stabilità resta però una condizione necessaria ma non sufficiente”.  Lo ha affermato Renato Brunetta, presidente del CNEL, intervistato da Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso".


Il secondo pilastro è l'attrattività. Siamo un Paese aperto, che vive di export e di import, e dobbiamo essere attrattivi nel quadro internazionale. Qui scontiamo un ritardo che viene da lontano e non si può addebitare a questo o quel governo. Troppa complicazione, troppi livelli di decisione, una burocrazia spesso inefficiente. Mi torna in mente quello che raccontava Sergio Marchionne, persona mai dimenticata. I suoi omologhi di tutto il mondo lo chiamavano per dirgli quanto fosse bella l'Italia, il sole, il cibo, la storia. Poi lui li invitava a venire a investire e la risposta era sempre la stessa, “non ci penso neppure”. Quell’affermazione è il problema che abbiamo ancora davanti. E attenzione, oggi ha smesso di essere soltanto un tema italiano. Sta diventando europeo”, ha aggiunto.


“Gli Stati Uniti - ha proseguito Brunetta - stanno cambiando pelle, e il cambiamento va nella direzione opposta a quella del diritto internazionale, del multilateralismo e della cooperazione. E in definitiva dell’assetto democratico. L'unico baluardo che ci resta è l'Europa. Non possiamo limitarci a dirci delusi, dobbiamo combattere e lavorare per il futuro, perché un piano B non esiste, e lo dico ai sovranisti nazionali, che per fortuna sono sempre di meno, che dovrebbero ricordare come sovranismo e nazionalismo alla fine abbiano sempre voluto dire guerra”. 


“La strada è scritta nero su bianco nei rapporti Draghi e Letta. Allargarsi ai Balcani occidentali e all'Ucraina, rimettere mano alla governance, smettere di collocare oltre trecento miliardi l'anno del nostro risparmio negli Stati Uniti per comprare treasuries quando quelle stesse risorse dovrebbero finanziare investimenti pubblici europei in sicurezza, infrastrutture, efficienza. Dobbiamo dire basta all’Europa sprecona e inutilmente complicata e burocratica, come va detto basta all’Italia sprecona. E lo spreco che ci costa di più lo abbiamo misurato al CNEL in un rapporto dedicato ai nostri giovani che vanno a lavorare all'estero. Se ne vanno perché il futuro lo trovano altrove, e questo è il modo più diretto di misurare quanto poco siamo attrattivi. Trattenere i nostri giovani e convincere qualcuno a venire a investire qui sono poi la stessa identica cosa. Sulla stabilità il Paese la sua parte l'ha fatta, adesso deve completare l'altra metà del lavoro. E può farla soltanto dentro una cornice europea, perché da soli quella scommessa non possiamo vincerla. L'Unione europea resta la più grande invenzione democratica che il dopoguerra ci abbia consegnato, non dobbiamo mai darla per scontata”, ha concluso.

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