AL CNEL PRESENTATO IL RAPPORTO AUSER “ABITARE LA LONGEVITÀ NELLA TRANSIZIONE”

15 settembre 2026

Realizzato in collaborazione con SPI CGIL e l’Associazione Abitare e Anziani

Si è tenuta oggi presso la Plenaria Marco Biagi la presentazione del Rapporto “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, realizzato dall’Associazione per l’Invecchiamento Attivo (AUSER), in collaborazione con il Sindacato pensionati della CGIL e l’associazione Abitare e Anziani. Il rapporto è stato curato da Claudio Falasca con la collaborazione di Rossella Muroni e Giovanni Carapella. 

Il presidente Renato Brunetta ha portato i saluti istituzionali del CNEL. 

L’evento  - a cui ha preso parte anche il segretario generale del CNEL, Massimiliano Monnanni - è stato moderato dalla vicepresidente AUSER, Fulvia Colombini. A seguire è intervenuto il consigliere CNEL e coordinatore del Gruppo di lavoro intercommissioni “Piano nazionale di edilizia pubblica e sociale”, Massimo Giuntoli

GIUNTOLI: RIPENSARE CITTÀ E ABITARE PER LA LONGEVITÀ. DAL CNEL IL MODELLO M-VAT PER MISURARE IL DISAGIO E ORIENTARE LE RISORSE


"Non possiamo continuare a parlare di casa senza ripensare le città, i servizi, la prossimità e la qualità degli spazi in cui le persone vivono, invecchiano e costruiscono relazioni. L'invecchiamento della popolazione ci obbliga a superare una visione puramente edilizia dell'abitare: la casa non è solo un alloggio, ma il primo presidio di welfare, autonomia, cura e comunità", ha dichiarato il consigliere CNEL Massimo Giuntoli, coordinatore del gruppo di lavoro intercommissioni sul Piano nazionale di edilizia pubblica e sociale. 


"Il problema - ha aggiunto -  è che spesso ci muoviamo ancora dentro un impianto normativo pensato per un'altra epoca. La pianificazione urbanistica ha ancora come riferimento storico la legge urbanistica n. 115 del 1942, mentre il tema delle barriere architettoniche è regolato da norme importanti ma datate, come la legge n. 13 del 1989 e il relativo impianto tecnico, nate in un contesto molto diverso da quello attuale. Oggi non basta più ragionare solo in termini di accessibilità minima o di superamento dell'ostacolo fisico: serve una cultura dell'ergonomia, dell'usabilità, della prossimità e dell'adattabilità degli spazi alle diverse età della vita".


"Nel documento sul Piano Casa approvato dal CNEL, elaborato con il contributo tecnico-scientifico del Politecnico di Torino, abbiamo provato a dare una risposta concreta a questa esigenza: misurare meglio il disagio abitativo per orientare meglio le risorse" ha affermato. "Il modello M-VAT - Modello di Vulnerabilità Abitativa e Territoriale - nasce proprio con questa finalità. Non è un algoritmo che decide al posto della politica, ma uno strumento tecnico che aiuta le istituzioni a leggere il bisogno reale dei territori. Il metodo M-VATmette insieme più dimensioni: quella economica, legata a redditi, canoni e capacità delle famiglie di sostenere il costo dell'abitare; quella abitativa, relativa alla qualità degli alloggi, al patrimonio edilizio, al sovraffollamento e allo stato manutentivo; quella sociale, che considera fragilità, età, solitudine, composizione dei nuclei e vulnerabilità; e quella territoriale, cioè accesso ai servizi, mobilità, prossimità, qualità urbana e contesto locale".


"La logica è semplice: prima si misura il bisogno, poi si individuano le priorità, poi si allocano le risorse" ha continuato. "Non possiamo più distribuire fondi pubblici per la casa secondo criteri generici, storici o puramente proporzionali. Se due territori hanno bisogni diversi, fragilità diverse e capacità diverse di produrre impatto sociale, devono essere letti e sostenuti in modo diverso. Questo vale ancora di più quando parliamo di anziani. Una persona fragile che vive in un alloggio non accessibile, lontano dai servizi, senza ascensore, senza reti di prossimità e senza spazi urbani adeguati, non vive soltanto un problema abitativo: vive un problema sociale, sanitario, urbano e relazionale. Per questo il tema della longevità deve entrare pienamente nelle politiche abitative e urbanistiche".


"Anche concetti molto evocativi, come la città dei 15 minuti, vanno trattati con serietà. Possono essere utili se significano servizi, prossimità, accessibilità e qualità urbana per tutti. Ma se restano slogan, rischiano di accentuare le differenze tra centri già serviti e periferie o aree interne prive di servizi. La prossimità non si annuncia: si costruisce con trasporti, presidi sociali, sanità territoriale, spazi pubblici, manutenzione urbana e politiche dell'abitare. Il CNEL intende mettere questo lavoro a disposizione del Governo e del Parlamento per accompagnare il Piano Casa attuale e le future politiche dell'abitare, contribuendo a rafforzarne metodo, dati, criteri di allocazione delle risorse e valutazione degli impatti. La sfida è costruire una politica della casa non emergenziale, ma stabile, misurabile e capace di rispondere ai cambiamenti demografici, sociali e territoriali del Paese", ha concluso Giuntoli

 

La giornata è stata l’occasione per aprire un confronto pubblico e politico sulla condizione abitativa degli anziani, che non deve essere più affrontata soltanto come una questione sanitaria, ma in un’ottica più ampia, che investe le politiche sociali e di welfare. Il Rapporto propone un “Programma Nazionale Abitare Anziani” su base decennale per 200.00 alloggi, l’introduzione di una definizione nazionale di “alloggio assistito”, e il recupero del patrimonio sottoutilizzato attraverso il frazionamento degli appartamenti troppo grandi, il cohousing e la coabitazione intergenerazionale. 


  • Cliccare qui per il Rapporto “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”
  • Cliccare qui per il documento di Osservazioni e proposte "Piano Casa e Politiche nazionali dell'abitare" approvato dall'assemblea del CNEL il 23 luglio 2026