Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"
“Quando la situazione si fa calda bisogna tenere la testa fredda, per non fare la fine del leggendario condominio di Dresda, che sotto le bombe litigava sui millesimi e, risalito dal rifugio dove si teneva la riunione, non trovò più il palazzo”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), ospite della rubrica settimanale ‘Rivoluzione in corso’ su Radio Radicale, commentando il Consiglio europeo che si chiude oggi a Bruxelles.
“L’Europa che mi piace è quella che oggi si stringe attorno a Zelensky e punta a chiudere entro l’anno gli ultimi due cluster del negoziato di adesione dell’Ucraina”, ha osservato Brunetta, allargando poi lo sguardo agli altri dossier sul tavolo dei Ventisette. “È l’Europa che guarda ai Balcani occidentali e alla Moldovia, che vede la Gran Bretagna tornare a considerare persino il rientro e il Canada di Carney proporsi come primo partner, con tutto il peso del Commonwealth”. Netto il giudizio sull’intesa con cui Washington ha sospeso le sanzioni sul gasolio russo. “Un’Europa che non si appiattisce sulle follie di Trump, perché l’accordo con la Russia sul gasolio va chiamato con il suo nome, un tradimento. Fa bene l’Unione a non alzare i toni, il trumpismo ormai lo conosciamo. Meglio stare accanto a Kiev ed essere conseguenti”.
Sul fronte dei conti pubblici, il presidente del CNEL ha difeso la linea dell’esecutivo. “Hanno ragione Giorgia Meloni e il governo a chiedere flessibilità per la difesa e per l’energia”, ha proseguito Brunetta. “I 28,8 miliardi di scostamento votati dal Parlamento sono debito, maggiore spesa autorizzata da Bruxelles, e fa bene l’Italia a spenderli perché il momento lo richiede e la nostra credibilità lo consente”.
Brunetta ha poi richiamato l’analisi di Mario Draghi sulle debolezze strutturali del continente. “Ha ragione anche Draghi quando dice che l’Europa è fragile, perché dipende dalle esportazioni più di Stati Uniti e Cina e perché è scoperta sull’energia. L’inflazione salita al 4,2% nasce da qui, dalla stretta sull’offerta energetica provocata dalle guerre in Medio Oriente e in Ucraina”.
Per Brunetta il nodo resta l’assenza di una vera politica energetica europea. “L’Unione ha regole comuni e nessuna politica comune sull’energia. Ogni Paese ha i suoi meccanismi di prezzo, i suoi approvvigionamenti, i suoi rigassificatori, i suoi tubi, e in Italia il prezzo dell’elettricità lo fissa il gas al margine, quotato alla Borsa di Amsterdam. Serve una regolazione europea che rispetti la storia di ciascuno, con un’Italia che ha il sole per le rinnovabili, come la Spagna, e che dovrebbe bilanciare con il nucleare, come la Francia”.
Sulle quote di emissione, al centro del compromesso raggiunto nella notte dai capi di Stato e di governo, la proposta è una sospensione temporanea. “Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) resta sacrosanto, eppure in questa fase è un lusso che imprese e famiglie non possono permettersi. Anche qui serve una clausola di uscita temporanea. Senza crescita non c’è sostenibilità”.
Il cuore della riflessione di Brunetta è la proposta di un nuovo strumento di debito comune. “Abbiamo bisogno di un nuovo ‘momento Hamilton’, come quando il primo segretario al Tesoro americano fece assumere al governo federale i debiti degli Stati usciti dalla guerra d’indipendenza. Come a fine maggio 2020, quando, davanti alla pandemia, Angela Merkel ebbe il coraggio di andare contro le proprie convinzioni e di accettare che l’Unione si indebitasse direttamente sui mercati per sostenere la ripresa dei Paesi membri”.
Questa volta, ha spiegato il presidente del CNEL, la regia dovrebbe restare in capo all’Unione. “Oggi ne serve uno a scala europea, senza deleghe agli Stati, per costruire il mercato comune dell’energia, la difesa comune e un sistema finanziario che smetta di regalare il nostro risparmio soprattutto ai titoli del Tesoro americano”.
Brunetta ha quindi ripreso le parole pronunciate oggi dal capo dello Stato al vertice del Gruppo Arraiolos in Slovenia. “Ha ragione il presidente Mattarella quando chiede decisioni più rapide, perché le scelte giuste contano se arrivano in tempo. Senza un’Europa della finanza, delle banche e delle regole saremo il vaso di coccio tra i vasi di ferro”.
In chiusura, Brunetta è tornato sull’allargamento dell’Unione e sulla ricostruzione dell’Ucraina. “Con l’allargamento possiamo avvicinarci ai 600 milioni di abitanti, e la massa fa qualità e quantità. E serve un grande piano europeo che comprenda la ricostruzione dell’Ucraina, un segnale agli autocrati su cosa vogliono dire democrazia e civiltà. Sono un inguaribile ottimista. Ma bisogna fare presto”.
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