29 ottobre 2026
L’obiettivo è migliorare l’accesso ai servizi sanitari per bambini e adolescenti, soprattutto nelle aree interne
Cure pediatriche accessibili e continue per bambini e adolescenti, su tutto il territorio nazionale. È l’obiettivo del disegno di legge “Disposizioni per il contrasto alle diseguaglianze territoriali nell’assistenza pediatrica e per il sostegno alle famiglie nell’ambito delle politiche demografiche e sociali”, approvato oggi dall’Assemblea del CNEL.
Il contesto in cui si colloca la proposta è quello di un progressivo calo delle nascite, invecchiamento e spopolamento, cui si accompagnano crescenti criticità nell’offerta di servizi sanitari per l’infanzia, soprattutto nelle aree interne, montane, insulari e a bassa densità abitativa. Per il CNEL l’assistenza pediatrica non è solo una questione di organizzazione sanitaria: è una leva delle politiche per la natalità e per la famiglia, perché la qualità dei servizi incide direttamente sulle scelte di genitorialità.
Il testo di legge – presentato in Assemblea dal consigliere Paolo Pirani – non riordina l’organizzazione sanitaria né si sostituisce alle Regioni nella programmazione dei servizi. Fissa invece princìpi, criteri e obiettivi generali per rendere più uniforme l’accesso all’assistenza pediatrica su tutto il territorio nazionale, nel rispetto del riparto costituzionale delle competenze e della leale collaborazione tra Stato, Regioni e Province autonome.
"Il diritto alla salute non può dipendere dalla geografia o dalle condizioni economiche della famiglia. L’assenza di servizi adeguati non compromette soltanto la resilienza delle famiglie già residenti nelle aree interne, ma ostacola anche le scelte di trasferimento e di radicamento di nuovi nuclei familiari, soprattutto giovani. Per questo andiamo oltre la tradizionale formula “senza oneri aggiuntivi” e indichiamo strumenti già operativi da mettere insieme per migliorare l’assistenza pediatrica", ha dichiarato Pirani.
Ampio spazio è dedicato ai punti nascita. Il ddl non introduce deroghe agli standard, ma chiede che la programmazione della rete tenga insieme sicurezza delle cure e prossimità dei servizi. L’obiettivo è evitare che parametri di natura meramente quantitativa svuotino interi territori dell'offerta materno-infantile, senza un reale guadagno in qualità e sicurezza. Per decidere se mantenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti l’anno, oltre ai volumi di attività e agli standard di sicurezza verranno quindi considerati anche fattori demografici, territoriali e organizzativi. Si guarderà anche allo spopolamento, all’isolamento delle aree interne, montane e insulari, ai tempi reali per raggiungere l’ospedale più vicino, alla qualità delle cure, al personale disponibile e ai trasporti d’urgenza per madre e neonato. E si dovrà soprattutto valutare cosa comporterebbe una chiusura per le famiglie del territorio. Nei punti nascita che restano aperti, le Regioni saranno chiamate a promuove la formazione del personale e il lavoro in rete tra le équipe, per garantire qualità anche dove i parti sono meno numerosi. Resta fermo un principio: la sicurezza della madre e del neonato è un limite inderogabile e nessuno standard potrà essere abbassato.
Il ddl assicura, inoltre, la continuità assistenziale pediatrica nei prefestivi, nei festivi e nei fine settimana, da garantire in ciascun distretto. Le Regioni dovranno quindi raccordare pediatri di libera scelta, medici di assistenza primaria, consultori, ospedali e rete dell'emergenza-urgenza, con il supporto della telemedicina, che non sostituisce la visita in presenza quando necessaria. L’obiettivo è ridurre il ricorso improprio al pronto soccorso o alle prestazioni private. Negli ambiti territoriali senza pediatra di libera scelta, le aziende sanitarie potranno attivare soluzioni temporanee per assicurare la presa in carico dei minori, senza che queste diventino strutturali: resta l'obbligo di coprire stabilmente gli incarichi vacanti.
Il provvedimento disciplina anche la continuità dell’assistenza pediatrica nell’età adolescenziale. Tra i 14 e i 18 anni sono promossi modelli che consentano, quando appropriato, di proseguire con il pediatra o di passare in modo programmato al medico di medicina generale. Per i ragazzi con patologie croniche, rare o invalidanti è previsto un percorso individualizzato di transizione verso i servizi dell'adulto, avviato di norma tra i 16 e i 18 anni e sostenuto dal fascicolo sanitario elettronico: nessuna interruzione delle cure per il solo compimento della maggiore età.
Completano il testo il monitoraggio delle diseguaglianze territoriali affidato al Ministero della salute e il raccordo delle risorse con le quote vincolate del Fondo sanitario nazionale, il Fondo per le politiche della famiglia e la Strategia nazionale per le aree interne.
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