Oggi in edicola con il Sole 24 Ore uno speciale curato dal CNEL
“Le grandi transizioni non possono essere governate quando sono già compiute. Devono essere comprese mentre si sviluppano, quando esistono ancora gli spazi per trasformare i rischi in opportunità e per costruire nuove traiettorie di sviluppo, innovazione e lavoro”. È quanto scrive il presidente del CNEL, Renato Brunetta, nell’introduzione allo speciale di 88 pagine oggi in edicola con il Sole 24 Ore, dedicato al Rapporto CNEL “Riconversione e diversificazione industriale della filiera automotive: opportunità, vincoli e politiche pubbliche”.
“Siamo entrati nell’era della geoeconomia. Alla ricerca dell’efficienza si affiancano oggi esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti, controllo delle tecnologie strategiche e riduzione delle dipendenze esterne. La dimensione economica e quella geopolitica risultano sempre più intrecciate”. In questo scenario, sottolinea Brunetta, la manifattura assume una rilevanza che va oltre il contributo alla crescita economica, diventando una componente essenziale della resilienza, dell’innovazione e dell’autonomia strategica dei Paesi.
Il presidente del CNEL richiama quindi la necessità di comprendere e accompagnare trasformazioni industriali sempre più rapide e complesse: “La sfida consiste nel creare le condizioni affinché imprese, lavoratori e territori possano affrontare il cambiamento senza disperdere competenze, capitale umano e capacità produttive costruite nel tempo”.
È in questa prospettiva che nasce l’idea di un osservatorio permanente del CNEL sulle grandi transizioni industriali del sistema produttivo italiano ed europeo. L’automotive rappresenta il primo laboratorio di questo percorso, spiega Brunetta, non soltanto per il suo peso economico e occupazionale, ma perché al suo interno “si concentrano quasi tutte le grandi sfide del nostro tempo: transizione energetica, innovazione tecnologica, competizione globale, sicurezza economica, trasformazione delle competenze e riconversione delle filiere. Comprendere ciò che sta accadendo nell’automotive significa comprendere una parte importante delle trasformazioni che stanno interessando l’intera manifattura europea”. L’analisi sarà progressivamente estesa ad altri comparti strategici della nostra economia: dalla siderurgia alla chimica, dalla farmaceutica al tessile, fino alle nuove filiere legate alla transizione digitale, energetica e tecnologica.
L’ambizione, conclude Brunetta, è contribuire alla costruzione di “una cultura delle trasformazioni industriali capace di superare la logica dell’emergenza e di restituire centralità alla visione strategica”.
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INTERAZIONI CON SETTORI DIFESA, AEROSPAZIO E TECNOLOGIE DUAL USE
L’approfondimento del CNEL in allegato oggi con il Sole 24 Ore si apre, dopo l’introduzione del presidente Brunetta, con un’ampia sezione che ricostruisce il quadro internazionale entro cui si collocano le trasformazioni industriali contemporanee. Particolare attenzione è dedicata alle sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare per coniugare crescita, sostenibilità e sicurezza economica in un contesto caratterizzato da una competizione globale sempre più intensa. Vengono poi analizzate le implicazioni di queste dinamiche per il sistema produttivo italiano.
Segue un focus sul settore automotive, scelto come caso di studio emblematico delle grandi transizioni in atto. Attraverso l’analisi dei dati e il confronto sviluppato nell’ambito delle audizioni promosse dal CNEL, vengono esplorate le potenziali traiettorie di diversificazione della filiera, con particolare riferimento alle interazioni con i settori della difesa, dell’aerospazio e delle tecnologie dual use.
L’ultima parte della Guida raccoglie il contributo delle parti sociali.
UN ARTICOLATO CICLO DI AUDIZIONI
Il Rapporto “Riconversione e diversificazione industriale della filiera automotive: opportunità, vincoli e politiche pubbliche” – a cui è dedicato il fascicolo pubblicato dal Sole 24 Ore – è stato approvato dall’Assemblea del CNEL e predisposto sotto la supervisione dei consiglieri Aldo Ferrara e Paolo Pirani, con il supporto scientifico del Research Center for European Analysis and Policy (LEAP) della LUISS Guido Carli. Il coordinamento scientifico ed editoriale è stato curato da Marcella Panucci, esperta CNEL e docente LUISS.
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Accanto all’analisi tecnico-scientifica del settore, il CNEL ha promosso un articolato ciclo di audizioni volto a raccogliere evidenze dirette sulla crisi della filiera automotive e sulle possibili traiettorie di trasformazione industriale. Le audizioni hanno coinvolto istituzioni pubbliche, associazioni di categoria, grandi imprese dei settori difesa, aerospazio e cantieristica, organizzazioni sindacali, università, centri di ricerca ed esperti internazionali.
Tra i soggetti auditi figurano il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia, Leonardo, Fincantieri, ELT Group, ANFIA, Federmeccanica, Confindustria Bergamo e Confindustria Basilicata, le principali organizzazioni sindacali metalmeccaniche, il CNR-IRCRES e diversi centri universitari italiani ed esteri.
L’obiettivo è stato quello di integrare l’analisi quantitativa con una comprensione diretta delle criticità, delle opportunità e delle condizioni necessarie per accompagnare la trasformazione della filiera automotive italiana.
PARTI SOCIALI FONDAMENTALI NEI PROCESSI DI TRASFORMAZIONE INDUSTRIALE
Il focus realizzato dal CNEL contiene anche una serie di contributi delle parti sociali, da cui emergono prospettive differenti ma complementari sulle sfide che attendono il sistema produttivo italiano. I principali punti di convergenza sono: la centralità degli investimenti, il valore della manifattura, il ruolo dell’innovazione, la necessità di sviluppare nuove competenze e l’importanza di una politica industriale capace di accompagnare le imprese nei processi di crescita e diversificazione.
Le transizioni industriali incidono direttamente sull’organizzazione del lavoro, sulla qualità dell’occupazione e sulle prospettive di sviluppo dei territori: “Per questa ragione – scrive il CNEL – le parti sociali rappresentano attori fondamentali dei processi di trasformazione. Organizzazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali non si limitano, infatti, a osservare il cambiamento, ma contribuiscono concretamente a orientarlo attraverso la contrattazione, la rappresentanza degli interessi, la partecipazione al dibattito pubblico e il confronto con le istituzioni nazionali ed europee”.
Le grandi trasformazioni richiedono consenso sociale, adattamento organizzativo e capacità di accompagnare imprese e lavoratori nei processi di cambiamento. In questa prospettiva, il ruolo delle parti sociali assume un’importanza ancora maggiore, al fine di garantire una transizione sostenibile sotto il profilo economico e sociale.
IN EUROPA IL COMPARTO RAPPRESENTA CIRCA L’8% DEL PIL
Il CNEL sottolinea come il settore automotive resti un pilastro industriale fondamentale. A livello europeo, il comparto rappresenta circa l’8% del PIL e coinvolge direttamente e indirettamente quasi 14 milioni di lavoratori.
In Italia, la filiera estesa dell’automotive costituisce ancora uno dei principali comparti industriali del Paese, contribuendo per circa il 6% sia all’occupazione nazionale sia al prodotto interno lordo. Il posizionamento italiano si è però ridimensionato: la produzione di veicoli è calata rispetto ai primi anni Duemila, mentre resta forte la componentistica, caratterizzata però da imprese mediamente piccole e con capacità di investimento limitata.
Oltre alle difficoltà congiunturali, il settore automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione tecnologica e industriale. In particolare, due dinamiche stanno ridefinendo l’intera filiera: la transizione verso la mobilità elettrica e la digitalizzazione dei veicoli.
Da qui nasce il tema centrale dell’analisi del CNEL: la possibile diversificazione verso aerospazio, difesa e dual use, presentata non come sostituzione ma come traiettoria di adattamento da accompagnare con politiche di sostegno.
MISURARE LA PROSSIMITÀ TRA SETTORI
Le imprese si spostano verso settori con competenze e tecnologie vicine, non verso prodotti simili. L’analisi del CNEL si basa su due dataset: commercio internazionale e brevetti. Viene introdotto il concetto di complessità economica: i prodotti più complessi generano più valore. Quindi, prossimità più complessità sono il criterio guida.
Le evidenze mostrano una significativa prossimità tra alcune attività dell’automotive e i comparti della difesa e del dual use. Le aree di sovrapposizione riguardano: meccanica di precisione; elettronica industriale; sensoristica; software embedded; automazione; materiali avanzati; sistemi di controllo. L’aerospazio presenta invece una distanza maggiore. Le barriere tecnologiche, le certificazioni e la struttura delle filiere rendono il settore più selettivo.
In termini di competenze trasferibili, c’è alta sovrapposizione per i profili tecnici avanzati. Sul piano territoriale, le regioni con base manifatturiera forte, grandi imprese e sistemi d'innovazione (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Campania, Puglia) hanno maggiori possibilità di integrazione.
NECESSARIE CONDIZIONI ABILITANTI
Il CNEL invita alla prudenza: la diversificazione non riguarda l’intera filiera e non è una soluzione generale alla crisi. Sono indicati diversi ordini di vincoli: economico-finanziari; scala dimensionale; barriere regolatorie e certificative; competenze e tempi di adattamento; struttura della domanda.
Viene proposto un approccio sistemico, articolato su una serie di dimensioni. La prima è il supporto finanziario strutturato, anche con l’istituzione di un fondo europeo dedicato all’automotive con deroghe al Patto di stabilità simili a quelle previste per la difesa. Viene poi sottolineata la necessità di puntare sull’aggregazione e sulla scala industriale. Una terza dimensione riguarda la riduzione delle barriere di accesso. Cruciale anche lo sviluppo delle competenze, il procurement pubblico come leva per attivare le filiere nazionali, relazioni sindacali avanzate e un approccio territoriale.
OPPORTUNITÀ CONCRETE DI DIVERSIFICAZIONE
In conclusione, il CNEL conferma che esistono opportunità concrete di diversificazione, ma non generalizzate. Riguardano soprattutto tecnologie, lavorazioni e competenze. Sono selettive e graduali.
La difesa emerge come il settore più prossimo. Il dual use offre opportunità in elettronica, materiali avanzati, automazione e meccanica di precisione. L’aerospazio richiede maggiore specializzazione e certificazione.
La sfida non è sostituire l’automotive, ma governare la trasformazione valorizzando il patrimonio industriale esistente, attraverso interventi coordinati su investimenti, finanza, formazione, crescita dimensionale, trasferimento tecnologico e relazioni industriali evolute.
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