Anticipati a Villa d'Este i risultati del Rapporto CNEL «Giovani Expat. Come farli tornare»
«Li abbiamo cercati, ne abbiamo intercettati oltre 2.500 e abbiamo costruito una community, cosa mai fatta prima, per chiedere direttamente ai nostri giovani expat perché se ne sono andati». Così Renato Brunetta, presidente del CNEL, ha anticipato oggi a Villa d'Este, nella giornata conclusiva della 52ª edizione del Forum TEHA, i risultati del Rapporto del CNEL «Giovani Expat. Come farli tornare».
«Sono i nostri figli, se ne sono andati e quasi sempre non tornano. In medicina il sintomo è ciò che il paziente riferisce al medico, il segno è ciò che il medico rileva e misura. Sui nostri giovani non abbiamo un sintomo, abbiamo una misurazione. E dal punto di vista economico è una follia. Regaliamo capitale umano ai Paesi nostri competitor, pari a 16 miliardi di euro l'anno, con doppio danno, perché paghiamo la formazione e perdiamo i migliori, soprattutto nella ricerca. In rapporto ai Paesi avanzati ne perdiamo 14,5 e ne riceviamo uno. E quando arriva un laureato straniero nel nostro Paese non abbiamo la capacità di valorizzarlo. Siamo spreconi».
Lo stesso spreco, ha osservato il presidente del CNEL, riguarda il risparmio. «In UE prestiamo 300 miliardi l'anno per treasury americani, con cui fanno i loro investimenti, invece di tenerli in Europa per finanziare beni pubblici europei, formazione europea, creatività europea».
Sullo sfondo resta la questione demografica. «Non dobbiamo parlare stagionalmente di inverno demografico, dobbiamo parlare di glaciazione demografica. Dopo l'inverno c'è la primavera, in demografia no. Quando un fenomeno si è manifestato servono decine di stagioni perché cambi, e una glaciazione ha bisogno di decenni. Prima avevamo 800-900mila nascite l'anno, siamo a 300mila e continueremo a calare. Mancano i bambini e mancano le coppie giovani che fanno i bambini».
Netto il giudizio sui flussi migratori come compensazione. «Che siano risorse nette che ci pagano le pensioni è un falso. Con i sistemi a ripartizione, chi è attivo oggi paga per gli attivi di ieri, e lo squilibrio è in atto da venti-trent'anni. Se poi arrivano i robot umanoidi, chi le pagherà le pensioni?».
Un fallimento che «non c'entra nulla con i ministri di oggi, di ieri o di domani. Questa emorragia viene da lontano e coinvolge intere generazioni di governi. Ma non è sempre stato così». Da qui il ricordo della Sala dei Quaranta, a Palazzo del Bo di Padova, dove Brunetta discuteva le lauree da giovane professore. «Ci sono quaranta ritratti di studenti arrivati da tutta Europa, e allora tutto il mondo era l'Europa. C'è il palchetto di legno che era la cattedra di Galileo Galilei. E c'è William Harvey, che nel primo terzo del Seicento scoprì la circolazione sanguigna, cioè come funziona il corpo. Studiava a Padova, da maestri straordinari. L'Italia era attrattiva». Un valore, ha aggiunto, che l'Italia ha ancora e che nessuno prezza.
Due le indicazioni conclusive. La prima riguarda l'impatto generazionale delle norme, già previsto per legge. «Mi piacerebbe avere un semaforo, verde giallo o rosso, per ogni comma. Perché le prossime generazioni non votano e i politici, si sa, sono miopi. La trasparenza qui è fondamentale, e me lo auguro anche per la prossima legge di bilancio». La seconda riguarda i salari, a partire dalla riforma del trattamento economico complessivo. «I salari non possono più restare statici. La trappola della produttività è questa. Produttività bassa, salari bassi, capitale tecnologico che costa più del capitale umano. Dobbiamo uscirne valorizzando capitale umano preparato, in competizione con Paesi che lo pagano due o tre volte tanto. Non è facile, ma questa è la chiave».
La chiusura sul metodo. «Salari, merito e ascolto. Gran parte delle risposte ce le ha date questa community, che è all'estero e ci sta ascoltando».
Sugli stessi temi Brunetta firma oggi un editoriale sul Sole 24 Ore, «Fermare l'emorragia di capitali e talenti. È il tempo di tornare attrattivi, è il tempo degli investimenti».
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