PRODUTTIVITÀ: BRUNETTA, CNEL CERCA UNA NUOVA CHIAVE PER LEGGERE IL MODELLO ITALIANO

04 novembre 2026

Gli interventi del presidente e dei relatori durante la presentazione del Rapporto 2026

"Il modello economico italiano non si può descrivere con la formula semplice della bassa produttività e dei bassi salari, perché questo meccanismo non è coerente con le performance competitive del nostro Paese". Lo ha detto il presidente del CNEL, Renato Brunetta, aprendo la presentazione del Rapporto sulla produttività 2026.

"Nel rapporto Produttività del 2026 ci siamo posti anche un problema di metodo, quello di non accettare in modo passivo i luoghi comuni sulla produttività che conosciamo tutti", ha spiegato Brunetta. "Secondo lo schema corrente la piccola impresa non investe in capitale tecnologico e preferisce comprare a basso costo lavoro poco specializzato, e così l'Italia crea posti di lavoro con salari bassi rispetto alla media europea. Questo impianto consolatorio non ci ha convinto e continua a non convincerci".

"Come fa un Paese a bassa produttività e bassi salari, che aumenta l'occupazione soprattutto in settori a basso valore aggiunto, a essere il quarto al mondo per valore delle esportazioni?", si è chiesto il presidente del CNEL. "Esportiamo macchine, esportiamo farmaci. L'immagine di un Paese di camerieri, di ristoranti e di accoglienza, dove tutto nasconderebbe bassa produttività e capitale umano di scarso valore, coglie una parte della realtà e non la esaurisce affatto".

"La soluzione non l'abbiamo ancora. Sappiamo che il quadro non si spiega senza molti distinguo, e il rapporto ne pone tanti, restando comunque ancorato agli standard europei", ha aggiunto Brunetta, che ha riassunto i termini della questione in un intervento pubblicato oggi sul Sole 24 Ore.

 

BRUNETTA: TERZIARIO NASCONDE VALORE CHE STATISTICHE NON VEDONO

"Il nostro terziario ha una dimensione abnorme, più pesante che negli altri Paesi, e dentro questa dimensione si nasconde di tutto. Ci sono i prodotti tradizionali e quelli innovativi, le nuove tecnologie, l'intelligenza artificiale",  ha aggiunto Brunetta spiegando che "abbiamo anche una dimensione abnorme delle attività professionali, una caratteristica ordinistica che spesso nasconde molta tecnologia, molto capitale umano, molta organizzazione e un fatturato potenziale che magari non viene del tutto rilevato. La piccola dimensione non sempre denota bassa produttività e bassi salari, così come la grande dimensione non sempre denota alta produttività e alti salari", ha proseguito.

"In molte statistiche i nostri livelli di produttività sono comparabili con quelli dei Paesi vicini e del Nord Europa, e il divario non si rileva. Probabilmente abbiamo una bassa produttività statistica, cioè una bassa sensibilità delle statistiche, che andrebbe affinata", ha aggiunto Brunetta. Al terziario e alle realtà che al suo interno non hanno un trattamento statistico adeguato è dedicato uno dei quattro quaderni di approfondimento che accompagnano il rapporto.

 

RAPPORTO CNEL GIÀ SUL SITO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Il Rapporto sulla produttività 2026 del CNEL è già pubblicato sul sito della Commissione europea, in italiano e in inglese. "Forse è uno dei primi rapporti 2026 a comparire sul sito della Commissione in entrambe le lingue, e questo dice che siamo disponibili alla comparazione e alla valutazione incrociata", ha sottolineato Brunetta ricordando che tutto parte dalla raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 20 settembre 2016, che invitava gli Stati membri a istituire comitati nazionali per la produttività. L'Italia si è dotata del proprio solo nel 2024, con un atto interno del CNEL. "Lo abbiamo istituito in accordo con l'Unione europea, ed è questo a dare al board italiano la sua legittimità istituzionale in sede europea. I board europei hanno nature molto diverse, alcuni sono governativi, altri sono soggetti terzi". 

"Questo è il secondo rapporto, dopo il primo curato l'anno scorso in via sperimentale", ha spiegato Brunetta. Restano i contributi dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) e della Banca d'Italia, "volutamente standard perché devono essere misurabili e comparabili con gli altri rapporti europei". La novità sono quattro quaderni di approfondimento, "che entrano nel rapporto con box e riquadri ma hanno una vita propria e un loro autore". In appendice, con una veste grafica diversa, uno studio su intelligenza artificiale e produttività.


Il coordinamento editoriale e scientifico del rapporto è di Luca Paolazzi, con un nucleo di economisti, Pasquale Lucio Scandizzo, Paola Bonacci, Giovanni Tria e Nicola Rossi, che hanno costruito il quadro iniziale e le conclusioni.

PAOLAZZI: BENE CREAZIONE DI PRODUCTIVITY BOARD, RESTANO NODI

“Viviamo in un’epoca di guerra, e la guerra è l’espressione di massima inefficienza che l’umanità possa costruire, in termini di spreco di vite e di capitale fisico. Parlare di produttività potrebbe sembrare distopico, ma produttività vuol dire, in realtà, fare bene per vivere bene”. Lo ha sottolineato Luca Paolazzi, economista e coordinatore scientifico ed editoriale del Rapporto insieme al presidente del CNEL Renato Brunetta. Il dibattito è sul tavolo da molti anni, ha ricordato: “quello che è nuovo” è che l’Italia si sia dotata di un Productivity Board, che permette di discuterne “in un modo molto aperto”, non solo con studi e analisi, ma anche con un confronto tra visioni diverse, alcune ortodosse e altre eterodosse. Il Rapporto, ha spiegato, è “il frutto di questa dialettica”. Tra i nodi rimasti aperti, Paolazzi ha indicato la categoria dell’impresa, che “di per sé non dice molto”, perché “dietro l’impresa ci sono gli imprenditori” e ciascuna ne porta l’imprinting: alcune imprese hanno “la passione di crescere”, altre obiettivi diversi, “progetti di vita in cui l’imprenditore ha realizzato il suo sogno”. Per questo, ha concluso, “non è vero che basta creare le condizioni di contesto”: sono questioni che hanno a che fare con la storia e la cultura di un Paese e “addirittura” dei contesti locali.

 

ROSSI: PRODUTTIVITÀ È FENOMENO COMPLESSO, RAPPORTO AIUTA A COMPRENDERNE LE MOLTEPLICI DIMENSIONI

Nel suo intervento Nicola Rossi, componente del Comitato nazionale per la produttività del CNEL, ha evidenziato la qualità e la rilevanza del lavoro svolto, sottolineando come l’Italia si collochi pienamente all’altezza degli altri Paesi europei per la puntualità e la qualità delle informazioni raccolte. Il Rapporto, ha osservato, non si limita a una ricognizione dei dati, ma offre anche una “trasparente elencazione delle difficoltà, dei problemi, delle ambiguità che si celano dietro il concetto di produttività”. Un contributo particolarmente significativo perché consente di comprendere “quanto complicato sia il fenomeno e quanto invece sia forte la tendenza alla semplificazione”, mettendo in evidenza anche le scelte implicite che derivano dall'utilizzo di indicatori e prospettive di analisi differenti. Rossi ha inoltre richiamato l'attenzione sulle lacune informative ancora esistenti, evidenziando come il Rapporto offra anche “un'indicazione di ciò che non abbiamo, delle informazioni di cui vorremmo disporre” e che ancora mancano. In questa prospettiva, ha sottolineato che la presentazione odierna “non solo celebra la conclusione di questo rapporto”, ma rappresenta anche “il primo passo per il prossimo”, nella consapevolezza che il lavoro da svolgere sia ancora molto.

 

BARTOLONI (ISTAT): CAPITALE UMANO E CRESCITA DELLE IMPRESE LEVE PER IL MIGLIORAMENTO

Nonostante la persistente debolezza della produttività italiana, emergono segnali positivi dalle dinamiche interne ai settori produttivi, che evidenziano "margini di miglioramento" delle performance delle imprese. Lo ha sottolineato Eleonora Bartoloni dell’Istat. Tra gli elementi positivi, l’aumento della quota di laureati occupati in tutte le regioni italiane. Secondo le analisi Istat, un incremento di dieci punti percentuali della quota di laureati è associato a una maggiore crescita della produttività di 1,6 punti nella manifattura e di 2,99 nei servizi. Anche gli incentivi pubblici possono sostenere gli investimenti, sebbene il loro utilizzo rimanga limitato e selettivo. Le piccole imprese che riescono a crescere dimensionalmente mostrano inoltre una maggiore crescita della produttività, ma queste transizioni sono ancora rare. "Il capitale umano conta, ma conta anche la capacità del sistema produttivo di valorizzarlo", ha evidenziato Bartoloni, richiamando l’importanza delle competenze e delle trasformazioni del sistema produttivo.

 

GRECO (BANCA D'ITALIA): RICERCA DI ECCELLENZA E STARTUP INNOVATIVE, LE POTENZIALITÀ PER LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITÀ

Rosalia Greco della Banca d’Italia, ha evidenziato i punti di forza del sistema produttivo italiano, soffermandosi sulla resilienza delle imprese, sulla qualità della ricerca scientifica e sulle potenzialità delle startup innovative. In particolare, ha sottolineato come, nonostante le risorse disponibili siano limitate, “l’output scientifico è di altissima qualità”, con un aumento del 60% delle pubblicazioni scientifiche di qualità nelle discipline STEM tra il 2009 e il 2023. Un risultato che colloca l’Italia poco al di sotto della Germania e davanti a Francia e Spagna, tanto che, ha osservato, “abbiamo di che essere orgogliosi”. Greco ha inoltre richiamato il contributo delle startup innovative, che rappresentano appena il 2,3% delle società di capitali costituite tra il 2012 e il 2024, ma svolgono un ruolo significativo nell’attività brevettuale. Circa una nuova impresa su due tra quelle che hanno presentato domanda di brevetto nel periodo 2012-2019 era infatti una startup innovativa. Particolarmente incoraggiante è anche il percorso di crescita delle imprese che riescono a consolidarsi sul mercato: “La buona notizia, tuttavia, è che quelle che rimangono sono quelle di qualità migliore”, ha spiegato, evidenziando come nell’arco del primo decennio tendano a scomparire i divari occupazionali e di fatturato rispetto alle altre imprese, mentre si riducono quelli di produttività. In questa prospettiva, Greco ha sottolineato l’importanza di sostenere le realtà a maggiore potenziale, facilitando l’accesso al credito e al capitale di rischio e rafforzando il collegamento tra ricerca e sistema produttivo. “Il problema italiano non è l’assenza di capacità”, ha concluso, ricordando che “questi approfondimenti ci dimostrano che esistono delle eccellenze”, sulle quali costruire una crescita più diffusa della produttività.

TRIA: LA PRODUTTIVITÀ VA LETTA SENZA PESSIMISMO, L'ITALIA È LA QUARTA POTENZA ESPORTATRICE MONDIALE

Nel suo intervento, Giovanni Tria, componente del Comitato nazionale per la produttività del CNEL, ha invitato a interpretare i dati economici con attenzione, evitando letture eccessivamente negative. "Bisogna stare attenti alla narrativa e spiegare cosa significano i dati", ha sottolineato, ricordando che l'Italia, pur rappresentando appena lo "0,8% della popolazione mondiale", è il "quarto Paese al mondo" per esportazioni. Secondo Tria, il rallentamento della produttività non significa necessariamente che "lavoriamo di più ma non lavoriamo meglio", poiché occorre considerare anche le trasformazioni della struttura produttiva. Particolare attenzione va riservata all'intelligenza artificiale e alla distribuzione dei benefici dell'innovazione. "Se diamo una lettura catastrofica di come stiamo indietro, io vado a investire fuori dall'Italia", ha avvertito, sottolineando l'importanza di una rappresentazione equilibrata del Paese, capace di riconoscerne le criticità senza oscurarne i punti di forza.

 

BONACCI: IL RAPPORTO CNEL VALORIZZA INNOVAZIONE, COMPETENZE E POTENZIALITÀ DEL SISTEMA ITALIANO

Paola Bonacci, componente del Comitato nazionale per la produttività, ha espresso apprezzamento per un lavoro definito “originale per la struttura”, ma anche “per la profondità dell’analisi e l’originalità del metodo”. Tra gli elementi maggiormente valorizzati, l’attenzione alla complessità della misurazione della produttività e la scelta di inserire l’analisi in una cornice europea, considerata particolarmente importante anche per individuare nuove politiche di sviluppo. Bonacci ha inoltre sottolineato il valore della cultura come “elemento di attrattività di un sistema Paese”, richiamando la necessità di promuovere “una cultura votata alla qualità e al merito” e alla valorizzazione delle competenze individuali. Particolare attenzione è stata dedicata alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale, che, se integrata nei processi produttivi, può diventare “un fattore di innovazione costante”. In questa prospettiva, innovazione, efficienza organizzativa e avanzamento tecnologico rappresentano le principali leve su cui puntare per rafforzare la produttività italiana. Sul fronte delle politiche pubbliche, Bonacci ha evidenziato l'importanza di accompagnare gli incentivi con strumenti di misurazione e valutazione dei risultati, privilegiando il sostegno a progetti aziendali di innovazione e riorganizzazione produttiva. Centrale anche il collegamento tra ricerca, trasferimento tecnologico e sistema delle imprese, attraverso strumenti capaci di valorizzare le specificità territoriali e produttive. A questo proposito, ha richiamato il modello dei cluster di innovazione, che “può essere molto efficace per creare queste sinergie diversificate”, sottolineando anche le potenzialità italiane in settori avanzati come l’aerospazio e la robotica industriale. Infine, ha ribadito l’importanza della dimensione europea per sostenere la competitività, ricordando che “non si può correre da soli, ma bisogna intervenire tutti insieme”.

 

SCANDIZZO: LA PRODUTTIVITÀ ITALIANA RESTA ELEVATA IN EUROPA, MA LA SUA DINAMICA SI È FERMATA

La produttività italiana “resta elevata nel contesto europeo”, anche se “ciò che sembra essersi fermato da un quarto di secolo è la dinamica”. Lo ha sottolineato Pasquale Lucio Scandizzo, componente del Comitato nazionale per la produttività del CNEL, evidenziando l'originalità del Rapporto CNEL sulla produttività, che affronta il tema con rigore scientifico, distinguendo “quello che i dati sostengono” dalle questioni ancora aperte. Scandizzo ha richiamato la necessità di superare le letture convenzionali, evitando sia una “narrativa melanconica o addirittura disperante” sia un approccio consolatorio. La produttività, ha ricordato, “è una misura, ma come tutte le misure ha anche una costruzione”, che risente di fattori economici, statistici e culturali. Il Rapporto rappresenta così il punto di partenza di un programma di ricerca aperto a ulteriori approfondimenti.