“FRANCESCO E L’ECONOMIA CIVILE”: SESSIONE POMERIDIANA

24 giugno 2026

Gli interventi dedicati alle politiche e alla società contemporanea

Dopo i lavori della mattina (cliccare qui per la notizia), è proseguita con la sessione pomeridiana la giornata di studio “Francesco e l’economia civile”, organizzata a Villa Lubin dal CNEL insieme al Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Gli interventi si sono concentrati su “Economia civile nelle politiche e nella società contemporanea”.

 

Ha introdotto i lavori, Leonardo Becchetti (docente di Economia politica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata), che ha coordinato la sessione. Si sono poi succeduti gli interventi di: Emanuele Rossi (docente di Diritto costituzionale e pubblico presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa); Daniela Viglione Direttore scientifico Italiadecide; Francesco Occhetta (docente presso la Pontificia Università Gregoriana e Segretario Generale della Fondazione “Fratelli Tutti”); Filippo Giordano (docente di Economia aziendale presso la LUMSA); Giuseppe Cappiello (docente di Economia e gestione delle imprese aziendale presso l’Università di Bologna); Stefania Brancaccio (Cavaliere del Lavoro, imprenditrice e vicepresidente COELMO S.p.A.).

 

 

BECCHETTI: L’EREDITÀ DI SAN FRANCESCO NON APPARTIENE SOLO ALLA MEMORIA MA AL FUTURO

“A ottocento anni dalla morte di San Francesco, il suo messaggio – ha dichiarato Leonardo Becchetti – conserva una sorprendente attualità per ripensare l’economia, le politiche pubbliche e il ruolo dei corpi intermedi nelle grandi transizioni del nostro tempo. La sua esperienza mostra che la fraternità, la cura del creato, la prossimità ai poveri, la sobrietà, la fiducia e la cooperazione non sono virtù private, ma principi capaci di generare istituzioni, comunità e nuove forme di economia. Le grandi sfide del presente non possono essere affrontate né solo dallo Stato né solo dal mercato. Richiedono una nuova architettura di corresponsabilità tra istituzioni pubbliche, imprese responsabili, Terzo settore, famiglie, comunità locali e società civile organizzata. È precisamente qui – ha aggiunto Becchetti – che l’intuizione francescana incontra l’economia civile: il bene comune non nasce dalla somma di interessi individuali, ma dalla capacità di costruire legami, generare fiducia e riconoscere nell’altro non un concorrente o un destinatario passivo di assistenza, ma un fratello, un co-protagonista, un portatore di dignità e di capacità. L’ottavo centenario di San Francesco diventa dunque l’occasione per mostrare che la sua eredità non appartiene solo alla memoria, ma al futuro”.


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ROSSI: TERZO SETTORE ED ECONOMIA CIVILE, UNA STORIA CHE È VIVA ANCORA OGGI

“Nella società italiana – ha detto Emanuele Rossi – la presenza di istituzioni preposte a ‘servire il prossimo’ possiamo dire che c’è stata da sempre. È nota la diffusione, fin dal Medioevo, della Confraternite di Beneficenza, enti privati costituiti con finalità di solidarietà allo scopo di organizzare servizi di assistenza e cura delle persone e in particolare di quelle più deboli. Si è così formata una storia che è viva ancora oggi. L’ultima tappa di questa storia, nell’ordinamento giuridico italiano, è costituita dal Codice del Terzo settore. La normativa italiana deve tuttavia essere posta in connessione con quella dell’Unione europea e il Piano nazionale sull’economia sociale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, elaborato nell’autunno del 2025, mira proprio a dare attuazione alla normativa europea. Ci troviamo dunque di fronte a un quadro ricco e in costante evoluzione, volto a far penetrare sempre di più quel mondo di organizzazioni che nascono e si sviluppano quale frutto della azione spontanea dei cittadini all’interno delle dinamiche economiche e soprattutto istituzionali”.

 

VIGLIONE: LA TRADIZIONE FRANCESCANA HA CONTRIBUITO ALLA NASCITA DELL’ECONOMIA CIVILE

“L’Italia – ha sottolineato Daniela Viglione – è un Paese policentrico, unito dalle diversità e disseminato di aree marginali, carenti di servizi essenziali, trascurate o non adeguatamente supportate dalle politiche pubbliche. Territori al margine che comprendono un quarto della popolazione, più di due terzi del territorio, la metà degli ottomila comuni italiani. Una grande questione nazionale condivisa con l’Europa. Ma oggi le crisi delle grandi aree urbane inducono a guardare a queste aree come risorse da valorizzare, in cui si ritrovano condizioni favorevoli alla prossimità, alla fiducia, alla sostenibilità e all’innovazione sociale. Il Rapporto 2025 di Italiadecide “La cultura e i territori” presenta analisi e proposte di buone politiche pubbliche e interventi provati che assegnano un ruolo determinante alla cultura. Politiche che abbiano come risorsa e come obiettivo la capacità delle comunità e delle persone di immaginare e progettare il proprio futuro. In questa prospettiva emerge dalle analisi e dalle proposte del Rapporto una significativa affinità con il pensiero e l’esperienza di Francesco. La tradizione francescana ha contribuito alla nascita dell’economia civile italiana, promuovendo reti comunitarie, forme di credito sociale e modelli di sviluppo fondati sulle relazioni invece che sull’accumulazione”.

 

OCCHETTA: FONDAMENTALE RILANCIARE NEL NOSTRO PAESE UNA GRANDE ALLEANZA TRA I CORPI INTERMEDI
“In cosa San Francesco ispira l’economia civile? Ci sono tre aspetti da mettere in evidenza. Il primo – ha affermato Francesco Occhetta – è l’atto di spoliazione, una vera rivoluzione antropologica, con cui Francesco prende congedo da un modello fondato sul possesso, sul prestigio sociale, sul potere economico, e ci dice che il valore dell’uomo non dipende da ciò che possiede ma dalle relazioni che è capace di vivere. Passare dalla logica del possesso a quella del dono. Il secondo aspetto è quello della fraternità, intesa come valorizzazione delle persone che ci sono vicino e del ‘dono’ che ognuna di loro ha con sé e che può essere valorizzato in una dimensione di comunità. Il terzo aspetto riguarda la categoria dell’umiltà, che in Francesco non coincide con la falsa modestia, ma con la verità davanti a sé stessi e anche, per chi crede, davanti a Dio. Voglio poi sottolineare un’ultima cosa: è fondamentale rilanciare nel nostro Paese una grande alleanza tra i corpi intermedi, diffusa anche nelle nuove generazioni, un’alleanza nel paradigma di quel che l’economia civile ci chiede e che San Francesco ci ha lasciato in eredità”.


GIORDANO: SOLO UNA COMUNITÀ CAPACE DI COLLABORARE PUÒ GENERARE INCLUSIONE E SICUREZZA

“Oggi il carcere rappresenta un luogo di esecuzione penale, che se soddisfa nell’immediato il nostro senso di sicurezza e di giustizia – ha affermato Filippo Giordano – nei fatti produce solo costi sociali, marginalità e recidiva. Dagli studi emergono con chiarezza tre condizioni che sono imprescindibili per ridurre la recidiva: la responsivity; la persistenza nel tempo degli interventi; la visione di sistema. Tenere insieme queste tre condizioni significa, restituire al carcere la sua piena dignità di servizio pubblico: un luogo che, se sostenuto davvero da tutta la collettività, istituzioni, imprese, Terzo settore, cittadini, può trasformare la pena in riparazione, e la riparazione in valore condiviso. È questa, credo, l’eredità più autentica che la tradizione dell’economia civile, nata anche dal pensiero francescano sulla fraternità e sulla cura del bene comune, ha da offrire oggi alla riflessione sul sistema penale: l’idea che nessuna istituzione, da sola, possa rispondere alla complessità della persona umana, e che solo una comunità capace di collaborare possa davvero generare inclusione, sicurezza e, in ultima istanza, democrazia”.

 

CAPPIELLO: OGNI PERSONA VUOLE VEDERE REALIZZATO CIÒ CHE CONSIDERA IDEALE

“Una delle esperienze più interessanti e, per certi aspetti più compromettenti, per ciascuno – ha detto Giuseppe Cappiello – è quella di poter vedere realizzato ciò che desidera. È vero anche in ambito economico-aziendale, perché quando capita che si realizza ciò che si considera ideale questa circostanza è di grande conforto e aiuta anche la riflessione. Ideale non significa perfetto, privo di imprecisioni, compiuto, ma indica una situazione che riecheggia una misura più grande, più corrispondente alla statura umana, desiderabile, appunto. In questo intervento, più che aggiungere qualcosa a quanto è stato detto riguardo a come Francesco ha informato il pensiero economico e sociale negli anni successivi al suo passaggio, vorrei condividere qualcosa di quello che io ho visto in questi ultimi anni. Quattro storie connotate da quattro parole, che intrecciano Francesco con il discorso economico: Sogno, Equilibrio, Proprietà, Elemosina”.

 

BRANCACCIO: IL RICHIAMO A UN’ECONOMIA CHE CONIUGA COMPETITIVITÀ E BENE COMUNE

“Cosa può insegnare oggi San Francesco – si è chiesta Stefania Brancaccio – a chi produce, investe, organizza il lavoro e crea valore economico? La risposta non riguarda il rifiuto dell’economia, ma il suo orientamento. Francesco non condanna l’attività economica. Ci invita piuttosto a chiederci quale sia il suo fine ultimo. Ci ricorda che la ricchezza è un mezzo e non un fine, che il profitto è necessario ma non sufficiente, che il valore di un’organizzazione si misura anche dalla qualità delle relazioni che genera. In un tempo segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali, il messaggio francescano appare sorprendentemente attuale. E richiama l’esigenza di un’economia – ha proseguito Brancaccio – capace di coniugare efficienza e responsabilità, innovazione e dignità della persona, competitività e bene comune. L’esigenza di costruire organizzazioni che non producano soltanto beni e servizi, ma anche fiducia, inclusione, speranza e futuro”.

 

A seguire il keynote speech di Felice Accrocca, Arcivescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e Foligno.


ACCROCCA: LA FORZA RIVOLUZIONARIA DEL CONCETTO DI FRATERNITÀ

“La fraternità – ha dichiarato l’Arcivescovo Felice Accrocca – è un elemento costitutivo del primo movimento francescano. Era proprio questa la connotazione che caratterizzava il gruppo di uomini riunitisi attorno a Francesco: il fatto di essere e ritenersi fratelli, preziosi perché tali e non per il denaro posseduto né per la condizione sociale d’appartenenza. Tutto ciò appariva distruttivo rispetto a una concezione della società fondata su una rigida divisione delle diverse classi sociali. Il concetto di fraternità aveva una forza rivoluzionaria. Una fraternità fondata sul confronto, in cui ognuno era chiamato a mettere in gioco sé stesso lottando con il peso delle proprie contraddizioni. Queste convinzioni – ha sottolineato Accrocca – hanno prodotto nei francescani un’attenzione alla povertà e ai poveri, la consapevolezza che tutti gli uomini sono fratelli e quindi che il bene comune sia indubbiamente da privilegiare rispetto agli interessi personali”.

 


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